Carfizzi

---BREVI CENNI STORICI---

 

 

Carfizzi è un piccolo paese dell'entroterra crotonese a 20 km dalla costa jonica e a 50 km dall'altopiano della Sila. E' posizionato su una splendida collina a 450 m. s.l.m. e gode di un'incantevole veduta panoramica. E' un paese di origine albanese e conserva ancora molto bene lingua e tradizioni. Attualmente, risiedono circa 800 abitanti mentre, molti altri sono emigrati all'estero, in Germania a Luwigshafe e in Italia settentrionale. Carfizzi è poco noto ai più ma chi lo ha già visitato né conserva un piacevole ricordo, sia per la squisita ospitalità, che per le naturali bellezze che lo caratterizzano. Chiunque abbia visitato Carfizzi non dimentica le passeggiate per le vie ed i vicoli del paese. All'interno del Centro storico ci sono il Centro di aggregazione sociale, ricavato dalle rovine di un antico palazzotto nobiliare, e una palestra completa di campo di pallacanestro e pallavolo. Alla piazza centrale (Rahji), punto di riferimento di ogni momento della vita sociale, è attiguo il Largo Skanderberg "salotto" di lunghe serate estive da cui si gode una veduta panoramica mozzafiato. Percorrendo il corso principale, via Roma, si arriva alla Villa Comunale dove si trova l'anfiteatro comunale capace di contenere 1.000 spettatori. Gli impianti sportivi (Campi di calcio, tennis e calcetto) sono a poche centinaia di metri, sono situati a Menzivono, quasi alla sommità del Parco Montagnella per proteggere e valorizzare uno dei più completi esempi di macchia mediterranea dell'immediato entroterra dell'Italia meridionale. Caratteristico e lussureggiante è l'albergo diffuso, sorto in pieno centro storico. Il territorio si estende tra quelli dei comuni di Cirò, Melissa, Pallagorio, S. Nicola dell'Alto, Umbriatico, sulla fascia collinare presilana a Nord del Marchesato di Crotone. L'abitato è sulla cima di un poggio, isolato da profondi solchi di due torrenti affluenti del fiume Lipuda, nella bassa Valle del Neto. Tra la fine degli anni '80, gli anni '90 fino al 2003 questo piccolo paese, grazie al programma comunitario 'Gioventù per l'Europa' e all'associazione Skanderberg, ha ospitato migliaia di giovani provenienti da ogni angolo d'Europa: dall'Islanda a Malta, dal Portogallo all'Azerbaijan, alla Bielorussia, all'Inghilterra.   

 

 

L’antico e piccolo casale di “Sancta Venere” è documentato già all’inizio della dominazione angioina. Popolato da circa 150 abitanti, esso fa parte del Giustizierato Valle di Crati e Terra Giordana e fu concesso a diversi feudatari assieme al vicino casale di Lu Trivio. Dapprima nel 1284, al tempo di Carlo I d’Angiò, lo ebbe in feudo al cavaliere Petro de Fouilleuse, o Folioso, alla sua morte ricadde in Regia Curia e quindi ne fu investito il milite Andrea de Pratis. In seguito nel 1331 Roberto de Pratis godette della concessione annua di 12 once sui due casali di Lutrivio e S. Venere. Situato vicino a Melissa ed a Ipsigrò, il feudo nel Quattrocento appartenne dapprima a Gioannotto e poi ad Enrico Morano. Sul finire di quel secolo avvenne un ripopolamento con gente albanese. All’inizio del Cinquecento, nel 1507, il feudo di SanctaVenere veniva confermato dal re Cattolico a Luca Antonio Morano di Catanzaro, il quale lo possedeva con i territori di Trivio, Carfide e Crisma. Da allora Carfide o Salfice, detto anche Crisma Scalfizzi o Scalfize, comparirà sempre nelle numerazioni dei fuochi. Anche se dalle tassazioni esso nella prima metà del Cinquecento risulterà abitato da una ottantina di Albanesi e del doppio nella seconda metà, tuttavia la popolazione, che viveva in "pagliari", era senz’altro di molto superiore. Sappiamo che all’avvicinarsi dei contatori regi gli Albanesi disfacevano parte delle loro povere abitazioni di paglia, per sfuggire al fisco regio. Avvenuta la numerazione, essi di nuovo le ricostruivano. Per tutto il Cinquecento e fino quasi alla metà del Seicento il feudo di Carfidi rimase in potere dei Morano, baroni di Cotronei. Morto Lucantonio Morano, passò al figlio Giovanfrancesco il quale nel 1563 lo cedette a G. Filippo Badolato da Cosenza. Per poco, Fabrizio Morano nel 1576 ne rientrava in possesso, rivendicandolo da Francesco Badolato, e lo manteneva fino alla morte avvenuta nel 1585. Seguì la sorella Aurea Morano (1588 –1630) che sposò il barone di Sellia, Orazio Sersale. Seguì il duca di Belcastro Orazio Sersale juniore, il quale nel 1648 alienò Scarfizzi a Valerio de Filippis. Seguì il figlio Gio. Nicola Giuseppe deFilippis che sposò l'aristocratica crotonese Antonia Suriano, figlia di Diego, feudatario di Apriglianello. La figlia Innocenza de Filippis, sposata con Antonio Sambiasi, nel 1687 fu costretta a causa dei debiti ad alienare il feudo di Carfizzi per 31000 ducati a Scipione Pisciottajuniore. Il feudo di Carfizzi passò poi al duca di Belcastro Fabio Caracciolo, che lo tenne un solo anno (1696),e quindi al patrizio napoletano Scipione Moccia, che nel 1697 acquistò Carfizzi dalCaracciolo per ducati 31800. Scipione Moccia fu duca di Carfizzi e marchese di Casabona. Seguì il figlio Domenico Moccia (1708 –1719) e poi il fratello Pietro Moccia. Antonia Moccia, sorella di Pietro, sposò uno di casa Crispano; il figlio Carlo Crispano nel 1760 si intestò la terra di Carfizzi e nel 1766 la alienò per ducati 52000 a Nicola Malena, al quale seguì il figlio Nilo. I Malena col titolo di marchesi di Carfizzi ottenuto nel 1768, lo mantennero fino all'eversione della feudalità.  

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Sportello Linguistico Intercomunale del Distretto Arbëresh del Crotonese

 

 

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